Quando l’angelo custode entra in un vicolo cieco…

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In questo blog si è parlato spesso di archetipi. Abbiamo già detto che le nostre personalità sono organizzate attorno ad alcuni archetipi in proporzioni variabili. e quasi tutti i comportamenti umani sono guidati dagli archetipi.

In questo post parliamo di uno degli archetipi junghiani, l’Angelo Custode, e in particolare dell’”ombra” dell’Angelo Custode, ossia di quei comportamenti devianti dovuti a una errata interpretazione delle qualità sane dell’archetipo. In genere preferisco utilizzare per questo archetipo il termine “Il Protettore”, per cui è così che lo chiamerò da qui in avanti.

Il Protettore è l’archetipo della generosità, quella parte di noi che offre protezione e attenzioni a coloro che ci circondano. In genere si attiva automaticamente nell’esperienza genitoriale, soprattutto nella madre. In questo caso l’archetipo rimane a lungo quello maggiormente espresso e caratterizza in modo quasi esclusivo la personalità della donna. Più in generale può tuttavia esprimersi anche in assenza di una situazione così particolare e coinvolgente quale l’essere genitore. Ci sono diverse persone, infatti, che offrono spontaneamente calore e cure (e coccole) agli altri.

Come tutti gli archetipi, anche il Protettore si può esprimere in una persona a diversi livelli. Nel livello più pieno e avanzato di sviluppo, la persona si mostra:

  • molto generosa
  • con una forte personalità, cosa che le consente di dare agli altri da una meta-posizione di generosità disinteressata e di compassione, ma anche di distacco amorevole
  • esercita l’accudimento agli altri cercando di rafforzarli, ma mai di sostituirsi a loro
  • è attento ai bisogni del proprio bambino interiore, cosicché presta assistenza e cure anzitutto a sé stesso, perché solo un Protettore saziato e amato può amare gli altri in modo disinteressato. Questo delicato equilibrio è dovuto al fatto che il Protettore rispecchia sé stesso negli altri e non intende agire in modo da danneggiare nessuno, compreso sé stesso.

Il Protettore al suo massimo sviluppo è dunque espressione dell’amore disinteressato, agisce senza chiedere nulla in cambio, nei casi più elevati può arrivare anche al sacrificio di sé stesso per salvare una o più vite. Tuttavia, deve essere evidenziato che il Protettore protegge anche e soprattutto sé stesso, pur facendolo senza nuocere agli altri. Per questo motivo è molto utile come autosostegno quando andiamo incontro a esperienze di dolore e sofferenza, o per le persone che combattono contro dipendenze da droga o alcool.

Le ombre del Protettore

L’ombra si manifesta quando l’archetipo smarrisce sé stesso e si aggancia a caratteristiche non funzionali della personalità. Un Protettore vittima dell’Ego non è più in grado di assolvere alle sue funzioni, oppure lo fa con alterne fortune, creando in una qualche misura disagi e sofferenze, a sé stesso e alle persone accudite. Tra le ombre del Protettore si stagliano nettamente sulle altre tre figure particolari: il martire (vero), il soffocante/divoratore e il colpevolizzante (o falso martire).

Il Martire

Si manifesta quando il Protettore pensa di dover sempre dare agli altri senza ricevere niente in cambio. Il dovere di aiutare diventa un’ossessione e non si ferma neanche di fronte al vero e proprio sacrificio che il Martire si impone. In sostanza il Martire dimentica completamente il primo soggetto cui deve protezione, ossia sé stesso. Spesso si odia. Questa dinamica si instaura sia quando la persona ha una forte spinta al dovere (aiutare), ma anche quando non sa dire di no per paura del rifiuto o perché pensa di avere degli obblighi nel momento in cui riceve qualcosa. Il risultato è sempre lo stesso, stanchezza, sottrazione di tempo e risorse a sé stesso, la sensazione di una vita grigia dove trova posto solo l’impegno verso altre persone, a volte nemmeno riconoscenti.
Il senso di colpa permanente è tipica espressione del “Martire“, che pensa di togliere agli altri quando soddisfa i propri bisogni, anche se lo fa in modo onesto e sincero.

Il Soffocante/Divoratore

Quando il Protettore vuole esercitare un controllo pieno sulla vita dei propri assistiti allora entra negli eccessi della figura del Soffocante/Divoratore. In precedenza ho scritto che un Protettore al massimo livello di sviluppo assiste gli altri facendo in modo che essi imparino a essere autonomi e che la sua azione di cura e assistenza non lo porta mai a sostituirsi agli altri. Viceversa, il Soffocante/Divoratore non ha consapevolezza della necessità di permettere agli altri di crescere e provvedere autonomamente ai propri bisogni. In realtà il Soffocante/Divoratore assiste gli altri proprio per soddisfare il proprio bisogno di controllo sulla vita altrui. In questo modo tende a instaurare relazioni di dipendenza e co-dipendenza, compiacendosi del fatto che le persone che assiste “hanno bisogno” di lui e che “non ce la potrebbero fare da soli”. In sostanza teme ossessivamente che le persone assegnate alle sue cure diventino indipendenti, potendo infine fare a meno della sua opera. Quanto ci sia di paura di solitudine è difficile stabilirlo. Certamente il Soffocante/Divoratore appaga attraverso la relazione di dipendenza il suo bisogno di sentirsi (finalmente?) importante.

In ambito genitoriale questo tipo di ombra si esprime in molte famiglie, quelle che Bateson definiva “famiglie invischiate”, caratterizzate per la presenza di eccessi di protezione, di una accentuata invadenza nel campo altrui, di un forte controllo esercitato dai genitori, associato ad ansia al solo pensiero di non poterlo più esercitare. In questa situazione i figli tendono a rimanere dipendenti per un lungo periodo della loro adolescenza e giovinezza.

Un altro modo di esprimere il controllo in ambito genitoriale consiste nell’”imporre” ai figli di fare determinate scelte che magari corrispondono ad ambizioni frustrate degli stessi genitori. Pensiamo ad esempio a quei genitori che impongono ai figli una determinata tipologia di scuola superiore o un determinato corso di laurea.

Il Colpevolizzante

Il Colpevolizzante è una forma deviata del Protettore che ha diversi punti di contatto con il Martire. Anche il Colpevolizzante tende infatti a creare rapporti di dipendenza e certamente cade in una spirale di eccesso nelle cure e nelle attenzioni che riserva ai suoi assistiti. A volte gli pesa e può entrare in una condizione di stanchezza cronica e di depressione. la differenza con il Martire è che il Colpevolizzante cerca non tanto di soddisfare un bisogno di controllo, quanto di sentirsi gratificato (ringraziato) affinché il suo darsi da fare venga riconosciuto. Si assiste pertanto a una alternanza tra cure e accuse di ingratitudine che si rincorrono senza fine. In qualche misura questa figura si aspetta anche di ricevere in cambio qualcosa, magari attenzioni e cure a sua volta. Questo tipo di “richiesta” viene però esercitata in una forma comunicativa deviata. In effetti il Colpevolizzante non chiede direttamente le attenzioni, ma le aspetta come “logica conseguenza” (a suo modo di pensare) del suo darsi da fare. Dall’altra parte trova però una persona abituata ormai a ricevere e che comunque non è disposta a entrare in una spirale di dare-ricevere a volte spossante.

E Tu, come esprimi il Tuo archetipo del Protettore?

A partire da questo post potrai senz’altro analizzare il Tuo modo di essere Protettore, sempre che, beninteso, Tu esprima in qualche modo questo tipo di archetipo, cosa che non deve essere data per scontata. Se esprimi il Protettore con uno o più profili di “ombra”, più o meno accentuati, forse è utile aprire una riflessione sui motivi che Ti spingono a esprimerti in quella modalità. Come sempre la consapevolezza è la base dell’auto-guarigione.

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